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L’accessibilità digitale non dovrebbe entrare nelle priorità di un’azienda soltanto quando arriva un obbligo normativo, una segnalazione o la necessità di intervenire urgentemente sul sito.
È prima di tutto una questione di qualità del progetto digitale.
Un sito accessibile è un sito progettato affinché più persone possano comprenderlo, navigarlo e utilizzarlo, anche quando hanno esigenze visive, motorie, uditive o cognitive differenti o utilizzano tecnologie assistive.
Ma molti degli elementi che migliorano l’accessibilità migliorano contemporaneamente anche altri aspetti del sito: struttura dei contenuti, chiarezza della navigazione, leggibilità, usabilità, esperienza mobile e, in molti casi, qualità tecnica e semantica utile anche alla SEO.
Per questo considero l’accessibilità un tema che dovrebbe entrare sempre più spesso nella progettazione e nell’ottimizzazione di un sito web, non essere trattato come una correzione da affrontare solo a posteriori.
Che cos’è davvero l’accessibilità digitale
Quando si parla di accessibilità digitale non si parla semplicemente di aumentare il carattere di una pagina o cambiare il contrasto dello schermo.
Rendere un sito accessibile significa lavorare affinché contenuti, funzioni e percorsi possano essere utilizzati dal maggior numero possibile di persone.
Nella pratica significa, ad esempio:
creare una struttura corretta dei titoli e dei contenuti;
utilizzare testi e pulsanti facilmente comprensibili;
garantire un contrasto sufficiente tra testo e sfondo;
permettere la navigazione anche tramite tastiera;
utilizzare correttamente testi alternativi per le immagini;
predisporre form comprensibili e correttamente etichettati;
rendere le funzionalità compatibili con tecnologie assistive e screen reader;
non affidare un’informazione esclusivamente al colore;
gestire correttamente video, audio, animazioni e contenuti dinamici;
mantenere una struttura coerente nelle diverse pagine del sito.
Il riferimento internazionale più conosciuto è rappresentato dalle WCAG – Web Content Accessibility Guidelines, costruite attorno ai principi secondo cui i contenuti digitali devono essere percepibili, utilizzabili, comprensibili e robusti.
Perché oggi se ne parla molto più di qualche anno fa
Negli ultimi anni il tema ha assunto una rilevanza molto maggiore anche sul piano normativo.
Dal 28 giugno 2025 sono applicabili le disposizioni introdotte dal D.Lgs. 82/2022, con cui l’Italia ha recepito la Direttiva europea 2019/882, conosciuta come European Accessibility Act. La normativa riguarda specifiche categorie di prodotti e servizi destinati ai consumatori, tra cui servizi di commercio elettronico, servizi bancari, comunicazioni elettroniche, alcuni servizi legati al trasporto passeggeri ed e-book.
Questo significa anche che non è corretto affermare genericamente che “tutti i siti web devono rispettare gli stessi obblighi”.
L’ambito di applicazione deve essere verificato considerando il soggetto, il servizio offerto, le caratteristiche dell’impresa e la normativa applicabile al caso concreto.
Ad esempio, il D.Lgs. 82/2022 prevede un’esenzione per le microimprese che forniscono servizi, definite come imprese con meno di 10 dipendenti e fatturato annuo oppure totale di bilancio non superiore a 2 milioni di euro.
Esistono inoltre disposizioni differenti derivanti dalla Legge 4/2004 e regimi specifici per determinate categorie di soggetti.
Per questo, quando si entra nel tema degli obblighi, preferisco parlare di analisi del singolo caso anziché utilizzare formule generiche valide apparentemente per qualsiasi azienda.
Accessibilità digitale e siti e-commerce
L’e-commerce è probabilmente uno degli ambiti nei quali il tema è diventato più concreto.
La normativa europea include espressamente i servizi di commercio elettronico, cioè i servizi forniti a distanza attraverso siti web o dispositivi mobili per permettere al consumatore di concludere un contratto.
Ma anche al di fuori dell’obbligo normativo, un e-commerce difficilmente può considerarsi realmente ottimizzato quando una parte degli utenti incontra difficoltà nel:
individuare un prodotto;
utilizzare i filtri;
leggere una scheda;
selezionare una variante;
aggiungere un articolo al carrello;
compilare i propri dati;
comprendere gli errori di un form;
completare il checkout.
Qui l’accessibilità incontra direttamente la CRO – Conversion Rate Optimization.
Una barriera di accessibilità può diventare anche una barriera alla conversione.
Ed è uno dei motivi per cui accessibilità, UX e ottimizzazione commerciale del sito non dovrebbero essere trattate come mondi completamente separati.
Accessibilità digitale e SEO: cosa hanno realmente in comune?
Qui è importante fare una distinzione.
Non direi, come nel vecchio articolo, che “Google premia i siti accessibili” come se l’accessibilità fosse automaticamente un fattore diretto di ranking.
È una semplificazione eccessiva.
Esistono però numerosi punti di contatto tra una buona progettazione accessibile e una buona SEO.
Pensiamo a:
gerarchia corretta degli heading;
HTML semanticamente comprensibile;
anchor text descrittivi;
immagini accompagnate, quando necessario, da alternative testuali appropriate;
contenuti ben organizzati;
titoli comprensibili;
navigazione coerente;
struttura logica delle pagine;
maggiore chiarezza delle interazioni.
Sono elementi che possono aiutare persone, tecnologie assistive e sistemi automatici a comprendere meglio il contenuto e la struttura di una pagina.
Per questo accessibilità e SEO non coincidono, ma spesso lavorano nella stessa direzione: rendere il sito più comprensibile.
Ed è un concetto che oggi diventa ancora più interessante pensando non soltanto alla ricerca tradizionale, ma anche all’evoluzione della AI Search, dove struttura, contesto, chiarezza semantica e comprensibilità delle informazioni assumono un peso sempre maggiore.
Un sito accessibile è spesso anche un sito progettato meglio
C’è poi un aspetto che considero ancora più importante della SEO.
L’accessibilità obbliga a farsi una domanda molto semplice:
quanto è veramente facile utilizzare questo sito?
Un pulsante poco comprensibile, un testo quasi invisibile sullo sfondo, un menu difficile da utilizzare, un form che non segnala correttamente un errore o una struttura confusa non rappresentano necessariamente un problema soltanto per una persona con disabilità.
Possono diventare ostacoli per moltissimi utenti.
Pensiamo, ad esempio, a chi naviga:
da smartphone;
con uno schermo piccolo;
sotto la luce diretta del sole;
in una situazione di forte distrazione;
con una connessione lenta;
senza audio;
con difficoltà visive temporanee;
utilizzando dispositivi o modalità di navigazione differenti.
Progettare pensando all’accessibilità significa quindi spesso progettare un’esperienza più solida per tutti.
L’accessibilità non riguarda soltanto il front-end
Uno degli errori più comuni è pensare che l’accessibilità sia soltanto ciò che si vede graficamente.
In realtà una parte importante si trova nella struttura stessa del sito.
Occorre verificare, per esempio:
Struttura: HTML, heading, landmark, gerarchia delle informazioni.
Navigazione: tastiera, focus, menu, link e percorsi.
Contenuti: testi, immagini, video, documenti e alternative equivalenti quando necessarie.
Design: contrasto, dimensioni, leggibilità e utilizzo del colore.
Interazioni: form, modali, popup, slider, menu dinamici, checkout.
Tecnologie assistive: compatibilità e corretta comunicazione delle informazioni.
Per questo l’accessibilità non dovrebbe essere affrontata esclusivamente alla fine dello sviluppo.
È molto più efficace considerarla già durante la progettazione del sito.
Prima di rifare un sito, vale la pena controllare anche questo
Quando lavoro sull’analisi o sulla riprogettazione di un sito web tendo a considerarlo come un ecosistema.
SEO, architettura, contenuti, esperienza utente, conversioni, performance e accessibilità possono influenzarsi reciprocamente.
Se il sito deve essere rifatto, ad esempio, quello è probabilmente il momento migliore per chiedersi:
la nuova palette garantisce una buona leggibilità?
la struttura degli heading è corretta?
menu e navigazione sono realmente intuitivi?
i form sono progettati bene?
immagini e contenuti multimediali sono gestiti correttamente?
il sito può essere utilizzato anche senza mouse?
gli elementi interattivi sono chiaramente identificabili?
il checkout è comprensibile?
il CMS e i componenti scelti consentono una buona gestione dell’accessibilità?
Correggere questi aspetti durante la progettazione è normalmente più semplice che intervenire quando l’intero ecosistema è già stato costruito.
Il widget di accessibilità basta?
Nel precedente articolo dedicavo molto spazio ai widget di accessibilità.
Oggi affronterei il tema in modo differente.
I widget e gli overlay possono mettere a disposizione alcune funzioni utili all’utente, ad esempio regolazioni relative a testo, contrasto o modalità di visualizzazione.
Ma installare un widget non significa automaticamente rendere conforme un sito web.
La conformità dipende dall’insieme della pagina e dal soddisfacimento dei requisiti applicabili: struttura, codice, navigazione, contenuti, interazioni e compatibilità con le tecnologie assistive non possono essere semplicemente dati per risolti dalla presenza di un’icona sul sito. Anche la documentazione W3C sulla conformità chiarisce che la presenza di componenti o widget non elimina la necessità che la pagina nel suo complesso soddisfi i criteri previsti.
Un eventuale strumento aggiuntivo può quindi essere valutato all’interno di un progetto più ampio, ma non dovrebbe sostituire l’analisi e la correzione delle barriere reali.
Da dove iniziare per migliorare l’accessibilità di un sito
Non significa necessariamente dover rifare tutto da zero.
Il punto di partenza può essere una valutazione progressiva.
1. Analisi
Individuare le principali criticità tecniche, strutturali e di contenuto.
2. Priorità
Distinguere i problemi bloccanti dalle ottimizzazioni meno urgenti.
3. Intervento
Correggere template, componenti, contenuti e funzionalità dove necessario.
4. Test
Non affidarsi esclusivamente agli strumenti automatici, ma verificare anche concretamente navigazione e interazioni.
5. Monitoraggio
Un sito cambia.
Vengono pubblicate nuove pagine, sostituiti plugin, inserite immagini, modificati form e introdotte nuove funzionalità.
Per questo l’accessibilità non dovrebbe essere considerata un’attività “fatta una volta per sempre”, ma una componente della qualità digitale del progetto.
Accessibilità, SEO, UX e conversioni: non quattro progetti separati
È probabilmente questo l’aspetto che oggi considero più interessante.
Quando un sito viene analizzato soltanto per singole discipline si rischiano interventi frammentati.
La SEO guarda una parte.
Lo sviluppatore un’altra.
Il designer un’altra.
Chi segue le campagne guarda soprattutto landing e conversioni.
Ma per l’utente esiste un solo sito.
E quel sito deve essere trovato, capito, navigato e utilizzato.
Per questo preferisco lavorare sull’ecosistema digitale nel suo complesso, individuando quali elementi hanno realmente priorità e quali stanno creando attrito.
L’accessibilità entra perfettamente in questa visione.
Non come etichetta da aggiungere nel footer, ma come uno dei criteri con cui valutare la qualità di un progetto web.
Perché avevo iniziato a parlare di accessibilità digitale già prima
Il mio interesse per questo argomento nasce anche dalla mia formazione in Scienze giuridiche, che mi porta spesso ad approfondire direttamente norme e fonti invece di fermarmi alle interpretazioni più diffuse online.
Ma negli anni il tema è diventato sempre più vicino anche al mio lavoro quotidiano su SEO, siti web, e-commerce e strategie di acquisizione.
Perché una cosa è avere traffico.
Un’altra è costruire un sito nel quale le persone riescano davvero ad arrivare dove vogliamo condurle.
Ed è proprio nel punto di incontro tra tecnologia, contenuti, struttura ed esperienza dell’utente che l’accessibilità diventa, a mio avviso, particolarmente interessante.
Il consiglio di Laura Sangalli
Quando analizzi un sito, non aspettare che l’accessibilità diventi un problema da risolvere in emergenza.
Inizia dalle pagine che hanno più valore per il tuo business: homepage, servizi principali, categorie, schede prodotto, landing page, form e checkout.
Verifica se sono realmente leggibili, comprensibili e utilizzabili anche al di fuori dello scenario “ideale” con cui normalmente le guardiamo.
Spesso questo controllo fa emergere problemi che non riguardano soltanto l’accessibilità, ma anche SEO, esperienza utente e conversioni.
Ed è proprio per questo che considero l’accessibilità digitale non un intervento isolato, ma una delle componenti di un sito web progettato bene.




